Dopo che è stato presentato un ricorso, il prefetto esamina tutti gli elementi disponibili: il verbale della violazione, i documenti forniti dall’organo accertatore, il ricorso presentato dall’interessato e gli eventuali documenti allegati. Se il ricorrente ha richiesto di essere ascoltato, il prefetto può anche convocarlo per un’audizione.
Se, dopo questa valutazione, il prefetto ritiene che la violazione sia fondata, emette un’ordinanza motivata con cui impone il pagamento di una somma. Questa somma non può essere inferiore al doppio del minimo previsto dalla legge per quella violazione e viene determinata tenendo conto della gravità del fatto e delle condizioni del trasgressore. L’ordinanza include anche le spese e viene notificata sia al trasgressore sia agli altri soggetti eventualmente obbligati al pagamento.
Se invece il prefetto ritiene che la violazione non sia fondata, emette un’ordinanza di archiviazione, cioè annulla il procedimento. Questa decisione viene comunicata all’ufficio che ha accertato la violazione, il quale informa il ricorrente.
I termini entro cui il prefetto deve decidere sono molto importanti e obbligatori. Se questi termini scadono senza che venga emessa una decisione, il ricorso si considera automaticamente accolto e quindi la sanzione non deve essere pagata.
Se è stata richiesta un’audizione personale, i termini per la decisione vengono sospesi fino alla data dell’incontro. Se il ricorrente non si presenta senza giustificazione, il prefetto decide comunque sulla base degli atti disponibili.
L’ordinanza con cui viene imposto il pagamento deve essere notificata entro un termine stabilito dalla legge. Dopo la notifica, il pagamento deve essere effettuato entro trenta giorni. Se non si paga entro questo termine, l’ordinanza diventa un titolo esecutivo, cioè può essere utilizzata per avviare procedure di riscossione forzata.
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