Guidare dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è un reato. Non conta solo lo stato di evidente alterazione: la legge punisce chi si mette alla guida dopo aver assunto queste sostanze, quando gli accertamenti dimostrano la loro presenza secondo le procedure previste. Le conseguenze sono molto gravi: multa da 1.500 a 6.000 euro, arresto da sei mesi a un anno e sospensione della patente da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a una persona estranea al reato, la sospensione della patente raddoppia. Per alcune categorie di conducenti soggette a regole più severe, come quelle richiamate dall’articolo 186-bis, le sanzioni aumentano ulteriormente. In caso di recidiva entro tre anni, oppure in alcuni casi particolarmente gravi previsti per conducenti professionali o categorie specifiche, la patente viene revocata.
Se il conducente in stato conseguente all’assunzione di droghe provoca un incidente stradale, la situazione peggiora ancora di più. Le pene previste vengono raddoppiate e, di regola, la patente viene sempre revocata. Questo significa che non si tratta solo di una violazione molto seria, ma di un comportamento che, se mette in pericolo la sicurezza stradale e causa un sinistro, comporta conseguenze ancora più pesanti anche sul piano personale e professionale.
La legge prevede anche aggravanti legate all’orario. Se il reato viene commesso di notte, tra le 22:00 e le 7:00, l’ammenda aumenta da un terzo alla metà . In passato era prevista anche un’ulteriore somma aggiuntiva per la violazione notturna. Per l’esame di teoria è importante ricordare che la guida dopo l’assunzione di stupefacenti è considerata particolarmente grave anche perché collegata a un rischio elevato di incidenti, soprattutto nelle ore notturne.
I controlli possono iniziare con verifiche preliminari da parte della polizia stradale. Gli agenti possono sottoporre il conducente a controlli qualitativi non invasivi o a prove con apparecchi portatili, sempre nel rispetto della riservatezza e senza mettere a rischio l’integrità fisica della persona. Se questi primi controlli risultano positivi, oppure se esiste un motivo ragionevole per ritenere che il conducente sia sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la polizia può disporre accertamenti tossicologici più precisi su campioni di fluido orale. Questi esami devono essere effettuati secondo regole tecniche precise e analizzati da laboratori certificati.
Se non è possibile effettuare il prelievo di fluido orale, oppure se il conducente rifiuta di sottoporsi a quel prelievo, la polizia accompagna la persona in una struttura sanitaria pubblica, accreditata o comunque idonea, per prelevare campioni di liquidi biologici e svolgere gli esami necessari. La stessa procedura può essere applicata anche in caso di incidente, compatibilmente con le attività di soccorso e di rilevamento. Inoltre, se una persona coinvolta in un incidente è già in cura presso una struttura sanitaria, questa può effettuare gli accertamenti richiesti dalla polizia anche durante le cure mediche. Gli esami possono riguardare contemporaneamente anche l’alcol.
Le strutture sanitarie rilasciano alla polizia una certificazione con i risultati degli accertamenti, nel rispetto della privacy, e trasmettono gli elementi necessari alle autorità competenti. Se i risultati definitivi non sono immediatamente disponibili ma il primo controllo è positivo, la polizia può ritirare subito la patente fino all’esito degli accertamenti, per un periodo massimo di dieci giorni, e impedire al conducente di proseguire il viaggio. Se nessun’altra persona idonea può guidare il veicolo, il mezzo viene trasportato nel luogo indicato dall’interessato o nella rimessa più vicina, e le spese di recupero e trasporto sono a carico del conducente controllato.
Se per qualsiasi ragione non è possibile completare gli accertamenti successivi, ma il controllo preliminare è positivo, la polizia può comunque impedire immediatamente al conducente di continuare a guidare. In questo caso il prefetto può ordinare una visita medica obbligatoria per verificare l’idoneità alla guida. Se da questa visita emerge che il conducente non è idoneo, la patente viene revocata, e non si può ottenerne una nuova prima che siano trascorsi tre anni dal provvedimento di revoca. Quando invece gli accertamenti analitici o sanitari confermano che il conducente guidava dopo aver assunto droghe, il prefetto dispone in ogni caso la visita medica e sospende cautelarmente la patente fino all’esito della revisione. Anche qui, se il conducente risulta non idoneo, la patente viene revocata e non può essere nuovamente conseguita prima di tre anni.
Per i conducenti giovani ci sono conseguenze ancora più dure. Se il reato viene accertato nei confronti di un minore di ventuno anni che non ha ancora la patente, questa persona non può conseguirla prima dei ventiquattro anni. Lo stesso vale, in sostanza, per chi al momento del fatto aveva solo l’autorizzazione a esercitarsi alla guida: anche l’autorizzazione può essere colpita dalle misure previste e non se ne può ottenere una nuova prima dei ventiquattro anni. Se invece il reato è commesso da una persona senza patente, al posto della sospensione o revoca si applica il divieto di conseguirla per un certo periodo, che può andare da uno a due anni oppure corrispondere alla durata della sospensione prevista, e nei casi più gravi per tre anni.
Un altro punto importante per lo studio è il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti. Rifiutare i controlli non evita le conseguenze. Al contrario, il rifiuto comporta sanzioni molto severe, richiamando quelle previste per il rifiuto degli accertamenti in materia di alcol. Inoltre il prefetto dispone la visita medica e la sospensione cautelare della patente fino all’esito dell’esame di revisione. Per l’esame teorico conviene ricordare bene questo principio: rifiutare il test è considerato molto grave e produce conseguenze pesanti.
La validità della patente può essere limitata anche dopo che il conducente viene dichiarato nuovamente idoneo. In questi casi, dopo la visita medica, la patente può avere una validità ridotta: non superiore a un anno la prima volta, poi non oltre tre anni alla conferma successiva e non oltre cinque anni nelle conferme seguenti. Questo serve a mantenere un controllo più stretto sulle condizioni del conducente.
La legge prevede anche, in alcuni casi, la possibilità di sostituire la pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità , purché non si tratti dei casi esclusi, come quelli con incidente stradale indicati dalla norma. Il lavoro di pubblica utilità consiste in attività non retribuite a favore della collettività , soprattutto nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale, e può comprendere anche un programma terapeutico e socio-riabilitativo per soggetti tossicodipendenti. Se questo percorso viene svolto positivamente, il giudice dichiara estinto il reato, dimezza la sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato. Se invece gli obblighi non vengono rispettati, il beneficio viene revocato e tornano ad applicarsi la pena originaria, la sospensione della patente e la confisca. Questa sostituzione può essere concessa una sola volta.
Infine, bisogna ricordare che con la condanna, o con l’applicazione della pena su richiesta, viene di regola disposta anche la confisca del veicolo con cui è stato commesso il reato, salvo che il veicolo appartenga a una persona estranea al fatto. In pratica, guidare dopo aver assunto sostanze stupefacenti non comporta soltanto una sanzione economica o la sospensione della patente, ma può portare all’arresto, alla perdita del veicolo, alla revoca della patente e a lunghi divieti per ottenerne una nuova.
đź”— Consulta il testo ufficiale dell'Art. 187 sul portale ACI
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