In alcuni casi, oltre alla multa, la legge prevede anche l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi oppure di rimuovere opere abusive realizzate in violazione delle norme stradali. Questo accade, ad esempio, quando qualcuno modifica illegalmente una strada, installa strutture non autorizzate o crea situazioni che compromettono la sicurezza della circolazione.
Quando viene accertata una violazione di questo tipo, l’agente indica chiaramente nel verbale anche l’obbligo di ripristino o di rimozione. Il verbale stesso diventa quindi il documento che giustifica sia la multa sia la sanzione accessoria.
Se il trasgressore presenta ricorso contro la multa, il ricorso riguarda automaticamente anche la sanzione accessoria. Se invece non viene presentato alcun ricorso, il verbale viene trasmesso al prefetto, che emette un’ordinanza con cui impone sia il pagamento della sanzione sia l’obbligo di eseguire i lavori necessari entro un certo termine.
Il trasgressore deve quindi ripristinare i luoghi o rimuovere le opere abusive sotto il controllo dell’ente proprietario della strada. Una volta completati i lavori, l’ente informa il prefetto, che dichiara concluso il procedimento.
Se il trasgressore non esegue i lavori entro il termine stabilito, l’ente proprietario della strada può intervenire direttamente per eseguire le opere. In questo caso, le spese sostenute vengono addebitate al trasgressore tramite un’ordinanza del prefetto, che ha valore esecutivo.
Nei casi urgenti, quando c’è un pericolo immediato per la circolazione o quando il trasgressore non può intervenire, il prefetto può disporre immediatamente l’esecuzione dei lavori necessari.
Se il prefetto ritiene infondata la violazione, l’archiviazione riguarda anche l’obbligo di ripristino o rimozione. Anche eventuali ricorsi successivi davanti al giudice si estendono automaticamente alla sanzione accessoria.
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